domenica 29 giugno 2014

Vino (91) : Clos Saint Urbain Rangen Thann 1998 Pinot Gris Sélection de Grains Nobles


Domaine Zind Humbrecht - Turckheim, Alsace, France.
Uve: Pinot Grigio 100%
Gradazione alcolica: 13,50 % Vol.
Denominazione: Alsace Grand Cru 


Per chi sa d'Alsazia bisogna ricordare che la cantina in questione è proprietaria di 5,5 ha di terreno nello straordinario "grand cru Rangen", lieu-dit Clos St Urbain à Thann in Alsazia.


La dizione "lieu-dit", più o meno "frazione", indica, in enologia alsaziana, una zona di particolare pregio, che da sola indica la qualità del vino piuttosto che la solita designazione specifica del vitigno; inoltre "Clos" indica "vigneti racchiusi da muretti a secco" o comunque qualcosa di simile, ulteriore segnale di inconfondibile e "pregiata tradizione".   
Tante parole introduttive (non usuali nelle mie schede) per questo vino che le merita senz'altro tutte, e magari anche migliori delle mie; quindi perchè non ricordare che il "Pinot Gris" è una mutazione di colore rosa del Pinot Nero che in Alsazia prima del 1984 (il tempo delle mie prime visite) si chiamava "Tokay d'Alsace" cambiando poi ancora designazione verso il 2006-2007 in "Tokay-Pinot-Gris", sino alla attuale imposizione europea di "Pinot Gris", che non connatura più il vino-vitigno con l'antico fascino.  


Va beh, proseguiamo, ammesso che ciò abbia senso quando si pensi che questo vino (appunto il 1998) ha ottenuto 98 punti da Robert Parker, che bisogna riconoscere è molto più famoso di me, anche se bisogna ammettere che il fatto non è di difficile attuazione.
Parliamo quindi delle sensazioni che ci ha fatto provare, più della descrizione di un vino ultraconosciuto, anche se vale la pena ricordarne il color ambrato-arancione di incredibile luminosità e la sua consistenza visco-oleosa da intendersi, però nella migliore interpretazione possibile del termine.
Naso che definire evoluto è senz'altro riduttivo, con primarie sensazioni iodate, seguite da tutte le albicocche possibili, il legno di rosa, e forse, con sensazione attivata dal colore, una marmellata di arancia, appena appena bruciacchiata.


La descrizione olfattiva sembra tempo perso quando il vino entra in bocca e si capisce che quello che si legge esiste: l'armonia!!!  
Va da se che l'incredibile freschezza porta prima al lampone rispetto all'albicocca, che però subito dopo entra in maniera preponderante, diluendosi e prolungandosi su note speziate facendomi ricordare, in un finale lunghissimo, quelle liquirizie salate che oramai vanno di moda nei mercatini delle fiere.
Dicevamo le sensazioni più che questa modesta e quasi stereotipata descrizione, stupore e rassegnazione ricordando i "passitinostrani", esaltazione partecipativa con sparizione della fame (pur essendo l'ora di pranzo) quasi per paura che qualcosa potesse interrompere l'incanto dal quale, senza particolari meriti, eravamo stati avvolti. Stop!!



28 giugno 2014, Osteria ai Trani in Rovigo con Pietro C., Cristina R., Emanuela P., Giovanni G., Francesco M., Marika Z. 

giovedì 19 giugno 2014

41 - Cucina : LUCCIO IN CARPIONE LEGGERO CON MISTICANZA E POLENTA FRITTA


Dosi indicative:
1 kg filetti di luccio (o lucioperca)
150 gr uvetta precedentemente ammollata
50 gr di pinoli
1,5 kg gr di cipolla bianca

300 gr olio evo
400 cc aceto bianco
600 cc vino bianco
80 gr di zucchero

farina bianca
farina gialla
poco pane grattugiato
uova qb

Infarinare con la farina bianca i filetti di pesce, passarli nell'uovo sbattuto e completare la panatura con la farina gialla mescolata con il pane grattugiato. Friggerli sino a leggera doratura ed allinearli in una pirofila dopo aver assorbito l'olio in eccesso.
Filtrare l'olio di frittura e nello stesso cuocere a fuoco basso la cipolla con l'uvetta ed i pinoli. Dopo 5 min. aggiungere vino, aceto e zucchero e continuare la cottura per circa altri 10 min.
Versare la marinata tiepida sui filetti di luccio e lasciare marinare per 1÷2 giorni prima di consumarli.





Veramente un ottimo antipasto o una entrata per un pranzo importante, si può accompagnare con una misticanza fresca condita solo con sale e pepe e con bastoncini di polenta fritta od alla griglia.

Il luccio è di difficile reperimento sul mercato, si trova sulla zona del mantovano spesso con provenienza nord europea. Una ottima alternativa è impiegare il lucioperca, oramai stanziale nel bacino del Po e di più facile reperimento; la qualità del piatto non ne risentirà. Si possono ovviamente impiegare anche altro tipo di filetti con ottimo risultato ma forse con un po' meno di fascino ...




Questa piatto è stato presentato in occasione della serie di appuntamenti chiamati ENOZIONI: La Cucina di Ulisse Avanzi all’ Osteria "Ai Trani" in Rovigo. In particolare si trattava di ENOZIONI 2  del 16.04.2006, serata intitolata: "I VINI DEL NUOVO SUD". Ho riproposto la ricetta sempre "Ai Trani" il 22.09.2022 in occasione della degustazione dei vini "Mosella .... Riesling a gogò" con gli amici Senzagiacca GV.

Il vino
Nella prima occasione ho abbinato il piatto con un Grillo “Altavilla della Corte”  2003  IGT  Sicilia della Cantina FIRRIATO - Paceco (TP).
Un vitigno a bacca bianca di buona aromaticità e struttura, che da un vino morbido e bilanciato; assieme a Inzolia e Catarratto entra nella composizione del celeberrimo Marsala.


domenica 15 giugno 2014

Vino (90) : PINOT GRIGIO 2010 Venezia Giulia IGP


Azienda Agricola Bressan  - FARRA D'ISONZO (Gorizia)
Uve: Pinot Grigio 100%
Gradazione alcolica: 13,00 % Vol.


Un Pinot Grigio radicalmente diverso, che si presenta con un colore rosato-dorato e che offre aromi di caramello, burro e frutta candita. Viene da un terreno ricco di ossidi di ferro, nella preistoria, e non solo, impiegati come pigmenti.


Viti di trentanni, bassa produzione, lieviti indigeni, lunga sosta sulle bucce, ovviamente di filtrazione non se ne parla, arrivando di fatto ad un prodotto unico o comunque di struttura non usuale, che rimette in fila e annulla le sensazioni fiore-frutto, omologate, che oramai hanno decisamente stufato, od almeno così penso quando assaggio questa tipologia di vini friulani, di qua e di la dalla frontiera slovena.
Poi purtroppo, piano, piano, si ritorna comunque  a casa ....
Ulteriore olfazione indirizza a note ancora più evolute, che perdono la sensazione "candita" e diventano più selvatiche, anche fresche, sino al kiwi ed alla salvia.


L'alcol non eccessivo comunque non copre al palato le decise note minerali, fresche e anche "tanniche" che danno al sorso una sorprendente pulizia, bevibilità e "gradevolezza vinosa" che mi spinge a pensare punteggi che sfiorano o passano i 90 punti.
Ancora persistenza di note fruttate e selvatiche assieme dove, ripeto, mineralità, salinità e freschezza lo rendono compagno ideale per le "dolci" e grasse zuppe di pesce, e non solo (formaggi!!).



Ed appunto con questa "zuppa di canocchie" che lo chef  Alessio Piccolo (La Dogana a Portogruaro) ci ha preparato abbiamo sperimentato e "portato a buon fine" una esperienza degustativa che solo "il campo" permette a Noi, poveri e oramai disillusi sommelier, in questo periodo di votazioni A.I.S. regional-nazionali.


29 maggio 2014, Ristorante la Dogana a Portogruaro (VE) con Enrico B., Paolo V. e Matteo A.  

martedì 10 giugno 2014

Vino (89) : P.R. Rosé Brut Franciacorta Docg


SOCIETÀ AGRICOLA MONTE ROSSA  - Bornato di Cazzago S. Martino (BS)
Uve: 60% Chardonnay, 40% Pinot nero
Gradazione alcolica: 13,00 % Vol.


Andiamo all'essenza della Franciacorta: ricerchiamo la freschezza e non quel "lascito dolciastro" che presentano i prodotti che vogliono mascherare, con un "dosage" eccessivo, la pochezza della materia prima.



Si presenta di un bel rosa chiaro, decisamente luminoso, indice che non può tradire la nota fresca ed acida caratterizzante il prodotto, il perlage è fine e persistente, insomma ci siamo in pieno ragazzi!!
Al naso la fragranza la fa da padrone, ma dopo il primo impatto anche note più evolute di acacia e susina indicano, quest'ultima, la presenza caratterizzante del pinot nero.


L'assaggio è la continuità delle sensazioni avute all'olfatto con con un meraviglioso attacco effervescente, fresco e complesso allo stesso modo con ricordi fruttati anche di frutti di bosco e forse ananas.


Un vino estivo, ma non solo, quando l'aperitivo diventa evoluto con ad esempio con questa tempura di scampi e verdure, appena fritti, asciutti e croccanti, da assaporare in "giusta" compagnia....


P.S.: il termine "giusta" è lasciato all'interpretazione degli interessati!!

09 giugno 2014, Osteria "ai Trani" in Rovigo, con i fratelli Conforto.


domenica 1 giugno 2014

Vino (88) : MASSI FITTI 2011 IGT


Azienda Agricola Suavia - Soave (VR)
Uvaggio: 100% Trebbiano di Soave
Gradazione alcolica: 12,50 % Vol.

Un grande vino veronese, minerale oltre il valore del termine, mi ha riportato a sensazioni di pietra facaia, roccia bagnata, classica ed inimitabile dei rosati "de la vallée du Rhône" i Tavel AOC.
Proprio non pensavo che un'altro vino, così diverso, mi portasse verso mineralità di quel livello, pur ovviamente con senzazioni organolettiche completamente diverse (il Tavel AOC è un rosato che deriva da vitigni a bacca rossa), indicandomi subito un percorso di abbinamento verso il pesce crudo.



Ma proseguiamo con ordine.

Un bel giallo paglierino che presenta anche lampi di luce verdolini: freschezza e mineralità sono stati subito individuati.
Al naso la delicatezza di fiori bianchi lascia ben presto il posto a sentori agrumati, forse di pompelmo e di lime, che aprono la strada, dopo la terza olfazione, appunto alla mineralià estrema e piacevole, che di solito caratterizza in modo compiuto una grande struttura.


Assaggio personale ma di buona morbidezza, ovviamente fresco su una base sapida, con orgogliosa ed equilibrata presenza sia di note appena fruttate che di "pierre à fusil".



Ottimo vino che abbiamo degustato in partenza, appunto sulla tartare di dentice, in un Ristorante di mia preferenza, "la Dogana" a Portogruaro, rispettando in pieno i canoni dell'abbinamento, che contrappone la grassezza (senzazione caratterizzante data dal pesce crudo) con una naturale sapidità-mineralità che questo vino ha fornito rendendoci partecipi di una fortunata esperienza.

Il crudo di dentice ..... "la Dogana" a Portogruaro (VE)


29 maggio 2014, Ristorante la Dogana a Portogruaro (VE) con Enrico B., Paolo V. e Matteo A.




martedì 29 aprile 2014

Vino (87) : FEDERICO II (Rex Sicilie) Brut - Millesimo 2003 


Azienda Agricola Milazzo - Campobello di Licata (AG)
Sboccatura anno 2010 - Bottiglia 3.702/12.853
Gradazione alcolica: 12,5% vol

Grande metodo classico sicilano ottenuto da una Cuvée di uve Chardonnay e Pinot Bianco con un 30% di vino passato in barrique.


Si presenta alla vista con un bel colore paglierino con riflessi verdolini, decisamente brillante.
Al naso sprigiona con evidenza note agrumate di cedro e limone, seguite da altra frutta tra cui è possibile riconoscere la pera; profumi floreali di acacia accompagnano note fragranti di lievito e crosta di pane.
In bocca è ricco, con bollicine fitte, non aggressive, in un'insieme di grande morbidezza; minerale e con bilanciata freschezza, ritornano al palato le note agrumate, evolute, ed un lungo finale nel quale si riconosce anche la frutta esotica e la vaniglia.


Un prodotto che merita in toto il prezzo non banale, e che permette un'approccio sicuro ai metodi classici del sud fra i quali si pone su un gradino di sicura eccellenza. 
Ho bevuto questo vino in uno dei miei posti preferiti, la Giara ad Altedo, tra Ferrara e Bologna dove si gustano fra l'altro (pane e pasta sono fatte in casa) specialità siciliane di carne e di pesce; ed appunto in questa occasione ho abbinato il FEDERICO II con un antipasto di pesce e dei meravigliosi calamari ripieni, entrambi  in rigoroso stile siciliano, trasformando una tranquilla serata infrasettimanale in un piccolo evento da ricordare.  

Antipasto di pesce alla Siciliana


Calamari ripieni alla Siciliana

22 aprile 2014, Ristorante "La Giara" - Altedo (BO), con la famiglia.


giovedì 24 aprile 2014

Ingegneria 14 : COMPLESSO RESIDENZIALE CON DOPPIO PIANO INTERRATO IN VIGNOLA (MO)

La mia attività geotecnica-strutturale è certamente stata maggiormente incentrata su opere infrastrutturali, stradali, ferroviarie, idrauliche; comunque anche in campo residenziale ed ospedaliero ho avuto occasione di occuparmi di grossi interventi costruttivi come, per i primi, questo complesso in Comune di Vignola (MO).

Il complesso residenziale in costruzione

I fabbricati complessivamente sviluppano un volume di circa 45'000 mc di cui 16'000 mc interrati in due piani e i rimanenti 29'000 mc suddivisi in 4 palazzine di diverse altezze; i lavori sono iniziati nel 2006 e collaudati verso la fine dell’anno 2008.

Vista sul lato Est
Vista sul lato Sud

L'elemento unitario del complesso è proprio costituito dal sistema dei piani interrati destinati a soddisfare la domanda di autorimesse e servizi. Questi si sviluppano per l'intera area interessata al progetto, su due livelli, con accessibilità differenziata, dalla Via Tavoni a quota del livello inferiore, e dalla Via Portello da cui, attraverso la rampa, si accede pure ai livelli interrati. Il progetto, nell'organizzare gli spazi ed i volumi, ha tenuto conto della salvaguardia delle alberature di pregio, articolando le volumetrie ed organizzando le architetture perché queste presenze siano valorizzate e fruite.


La paratia in micropali di sostegno per lo scavo
I piani interrati sono stati realizzati secondo il sistema costruttivo TOP-DOWN. Dopo la costruzione della palificata perimetrale, con disposizione dei micropali a quinconce, si è provveduto allo scavo di sbancamento fino al solaio del primo piano interrato. Giunti alla quota di intradosso del solaio sono stati realizzati dei pali in corrispondenza dei pilastri più esterni della struttura. 

Il sistema costruttivo TOP-DOWN

La quota della platea di fondazione 

Successivamente sono state poste in opera le travi tra i pali e la paratia e gettata la fascia di solaio compresa tra le travi. Il sistema palo-trave ha il la funzione statica di sostegno delle paratie perimetrali, e il getto del solaio contribuisce a stabilizzare la struttura. Dopo la maturazione del getto si è contenuto con lo scavo di sbancamento fino alla quota di estradosso della platea. In seguito al getto della platea i lavori sono ripresi con la realizzazione del telaio portante della struttura.

Armatura e getto di una porzione di platea
Armatura e getto del solaio del piano II°

Il progetto della struttura e la relativa analisi sismica (Ex zona III°)  sono stati eseguiti con l’utilizzo del software Nòlian della Softing srl basato sull’analisi agli elementi finiti; la discretizzazione dei vari elementi della struttura tridimensionale è ottenuta tramite elementi monodimensionali e bidimensionali. 

Il modello di calcolo F.E.M. su Nolian di Softing srl - Roma

Il modello complessivo dei fabbricati , decisamente complesso, è stato agilmente risolto con il potente metodo di fattorizzazione sparse out–of–core che è quello più adatto per problemi di dimensione molto grande, e presenta una straordinaria velocità di convergenza .

Collegamento del solaio del I° interrato studiato com modellazione localizzata


Il modello, nelle zone di accosto con la paratia di micropali, ha permesso di definire le azioni puntuali che sono state poi verificate con sotto modelli localizzati in modo da definire le staffe di collegamento fra i solai di controvento ed i micropali a garanzia completa dell’efficacia dell’azione alla base del top-down.

Visione aerea in costruzione alla quota del tetto