sabato 7 novembre 2026

Vino (487) : CHÂTEAU D'YQUEM 1987

Domaine : S. A. Château d'Yquem - Sauternes
Denominazione : Premier Cru Superieur Classe 1855
Vitigni : 80% Semillon - 20% Sauvignon 
Alcol: 14,0% Vol. 





Il Château d'Yquem 1987 è un Sauternes 1er Cru Supérieur di Bordeaux, prodotto da uve Sémillon e Sauvignon Blanc. Considerato il più grande vino dolce del mondo, l'annata 1987 esprime tutta l'eleganza e la complessità di questo leggendario domaine; PERCHÉ L'ABBIAMO BEVUTO, lo conservavo da circa 30 anni. L'avevo acquistato a Ferrara nella Enoteca in via Cittadella che all'epoca era gestita da Glauco Genesini che si occupava di arte oltre che di vino. Ed appunto il giorno che acquistai questo Château d'Yquem 1987 acquistai anche "una copia firmata" di questo straordinario quadro di Piero Dorazio: Madrigale Umbro ..... fantastico ancora oggi nel soggiorno di casa mia !! 


Dorazio - Madrigale Umbro 1978


Considerato il più grande vino bianco del mondo, lo Château d'Yquem, situato su una piccola collina, gode di un microclima e di un terroir eccezionali.Il vigneto è "coccolato" quasi in senso maniacale tanto che ogni vite riceve circa 50 trattamenti all'anno. Si dice che ogni vite produca un solo bicchiere di vino, questo 1987 è stato vendemmiato in 7 passaggi (!!) in modo da raccogliere le uve a perfetta maturità, ovviamente uve portatrici della straordinaria "muffa nobile". Ma torniamo alla domanda iniziale sul perché l'abbiamo bevuto, non nego che volevo conferma anche delle possibilità di conservazione del mio Frigo-Cantina (Enocave - Temperatura ed Umidità)) dimostratosi ancora una volta, con un veramente eccezionale (un vino di quasi 40 anni: perfetto !!); il vero motivo però era festeggiare da carbonari, per primi, Maurizio Coghetto, Lore Bar ed il sottoscritto (3TC - Trio Cavour) l'apertura di PORTA CHIUSA la nuova enoteca, particolare enoteca, collegata appunto all'Antico Coghetto che è un bar caffetteria nel centro di Rovigo. 


Pre inaugurazione PORTA CHIUSA ,,,,, qualche assaggio !!


Senza scherzi il vino ha superato tutte le aspettative, ed ancora senza scherzi degustando e parlando di quello che stavamo vivendo ci siamo "dimenticati di cenare", ovvero avevamo organizzato si(!) la degustazione, e dopo per finire la serata si pensava anche ad una chiusura con un assaggio di crostacei abbinati ad un'altro vino. Cosa che ripeto non abbiamo fatto, dimenticandocene totalmente.

Le preoccupazione per la tenuta del tappo, dopo circa 35 anni (il vino fermenta, sosta e matura per circa 4 anni prima dell'imbottigliamento), è stata superata da una apertura perfetta, che ci ha permesso di fissare nella mente una serie di aromi (ed altro) che completavano un vino di colore dorato con riflessi ambrati, più "chiaro" di quanto si potrebbe pensare vista l'età. 


Tappo di almeno 35 anni .........


Al naso subito una sottile nota minerale che accompagnava (per me, povero mortale) espressive note di sciroppo d'acero, e poi aromi intensi di pesche, nettarine e mango che piano piano, per diluizione, si portavano verso la frutta secca e lo zafferano, una caratteristica quest'ultima che accompagna spesso (sempre !!) i vini botritizzati. In bocca corposo, con acidità magnificamente rinfrescante, quasi "masticavabili" i potenziali gustativi che, sempre per il povero mortale di prima, si attestavano principalmente su sensazioni dolci-composite. A poco vale quindi parlare di frutta evoluta o di varie confetture, di miele o di caramello, tutto sempre di grande intensità e concentrazione, note che introducono ad un finale stratificato, esagerando forse: suntuoso !! 

Château d'Yquem con Edoardo Chendi 


Alla fine mi vengono in mente le parole del "musicista" russo/francese Sacha Guitry morto negli anni '50, il cui senso, se non ricordo male è: "Dopo Mozart il silenzio è ancora Mozart". Quindi che dire: "dopo il Château d'Yquem 1987", i momenti che seguono sono sempre di Yquem, infatti, come detto, ci siamo dimenticati di cenare!! 



I tre fortunati 





02 Ottobre 2026, Porta Chiusa a Rovigo il 3TC - Trio Cavour (Moschin, Baruffa, Avanzi). 

sabato 3 ottobre 2026

Vino (486) : SIMKÓ PINCE 2016 - Tokaji Aszú Eszencia

Cantina: Simkó Pince (Evinor) - Sárospatak - Ungheria
Denominazione : Tokaji Aszú Eszencia 
Uvaggio: 50% Furmint, 30% Hárslevelü, 20% Muscat Lunel
Gradazione alcolica: 3.1 % vol - 2,4 % vol 
Nota: Zucchero 478.2 g/l - 542,9 g/l
Acidità: 11,9 g/l - 10,07 g/l




Una bottiglia da 250 ml contiene un nettare dolcissimo ricavato esclusivamente dal succo spontaneo degli "acini aszú" delle varietà indicate. Ricordo che per "acini aszú" si intendono gli acini completamente attaccati dalla Botrytis cinerea (Muffa Nobile), e che 25 kg di questa "uva aszú" rendono, se consideriamo il solo liquido estratto per gravità, senza pressatura meccanica, circa un litro e mezzo di nettare concentrato (noto come Eszencia). 

Il tempo dell' "uva aszú"

Nel nostro caso il ricordato mosto estratto per gravità viene fatto fermentare per circa 4 anni (la fermentazione à lentissima ovviamente a causa dell'elevato tenore zuccherino), metà in botti di quercia ungherese nuove, mentre la restante parte in serbatoi di acciaio inossidabile. Il nostro mi ha "sconvolto" subito anche alla vista presentandosi come un denso sciroppo di color ambrato intenso.





Al "primo naso" poi, subito una intensità aromatica di agrumi ed albicocche al massimo delle loro possibilità (disidratazione !?) e poi la frutta sciroppata, il miele grezzo, l'ananas (forse candito); per finire per diluizione i profumi hanno virato verso la nocciola, i datteri, i fichi secchi, con una chiara nota finale di mandorlato. In bocca straordinaria freschezza che "illumina" la notevole parte zuccherina (altrimenti stucchevole e non da grande vino), si è presentato quindi con un notevole equilibrio, non privo di una certa sapidità, ovviamente con un corpo importante ed una lunghissima persistenza.





E' chiaro che è un vino "perfetto da solo" e così abbiamo degustato circa mezza bottiglia, poi l'abbiamo abbinato ad un fantastico dolce abruzzese: il “Pan Ducale Classico”. Dolce alle mandorle, farcito di cioccolato, operazione quest'ultima che avrebbe messo in crisi la maggior parte dei vini, anche da dessert; Per noi invece "spettacolare" conclusione di una serata difficile da dimenticare !!






23 Settembre 2026, Rovigo, via X Luglio, una serata in famiglia (finalmente completa).

domenica 13 settembre 2026

Vino (485) : INCONTRÀ MONTI LESSINI BRUT

Cantina : Az. Agr. Cecchin Renato - Montebello Vicentino (VI)
Denominazione : DOC Monti Lessini Brut
Vitigno : 100% Durella
Alcol: 12,5 % Vol.
Tiraggio: 2023 - Sboccatura 2025 





Vitigno a bacca bianca, la Durella, uva autoctona dei Monti Lessini, è nota per la durezza della buccia, ricca di tannini, compatta, quasi impenetrabile. Inoltre la grande acidità la rende perfetta per il Metodo Classico in quanto regge con naturalezza anni di permanenza sui lieviti, mantenendo freschezza e identità intatte anche dopo anche un decennio in bottiglia. Vinificazione tradizionale con spremitura soffice. La base matura in acciaio sulle proprie fecce nobili, presa di spuma sui lieviti per 24 mesi, solito remuage manuale e dosaggio finale, dopo la sboccatura, effettuato con mosto della vendemmia precedente.





Il suolo vulcanico della zona fornisce all'uva caratteristiche che si sentono subito quando si assaggia questa Durella Metodo Classico; mineralità fuori dalla norma accompagna anche al naso il nostro assaggio che si snoda in modo preciso fra le note di fresca frutta tropicale e i lieviti di pasticceria. In bocca sapido e minerale, ricorda però ancora la frutta tropicale, potremo dire mango e ananas, decisamente fresco, trova un equilibrio gustativo fra le varie sensazioni che portano ad un finale "vulcanico" tipico del terroir dei Lessini. 





Per noi un assaggino prima di cena con una fetta di mortadella che, a basso livello, ben gli sta; però "potendo" io opterei con un gran bel piatto di crostacei "appena appena cotti" per una serata di sicuro prestigio. 



07 Luglio 2026, "Antico Coghetto" in Rovigo con Maurizio M.

sabato 29 agosto 2026

Vino (484) : BONARDA 2023 COLLI PIACENTINI

Azienda: Az. Agr. Ganaghello - Castel San Giovanni (PC)
Uvaggio: Croatina 100%
Gradazione alcolica: 12,00 % Vol.
Denominazione: Colli Piacentini D.O.C.





Siete mai stati alla "Sagra della Cotoletta Mirabellese", ovviamente a Mirabello di Ferrara, allora andateci, anche quest'anno in settembre, menu stratosferico che trovate facilmente in rete. 


Passatelli con Tartufo !!


Questa Bonarda dei Colli Piacentini è uno dei vini che si abbina splendidamente con i vari tipi di cotolette (Cotoletta Mirabellese – Cotoletta Mirabellese con burro tiepido e tartufo – Sua Maestà la Cotoletta Mirabellese – Sua Maestà la Cotoletta Mirabellese con tartufo ......); parliamo quindi dello scorso settembre dove il vino in questione ha accompagnato questa "serata magica". 


Cotoletta con petali di zucca !!



Un vino semplice ma di colore rubino intenso ha subito interessato i presenti, che peraltro non hanno trascurato un naso intenso di marasca, mora e prugna con, in diluizione, un floreale viola o poco meno. In bocca sufficientemente fresco per accompagnarsi bene non solo alla cotoletta ma anche a dei "fantastici" passatelli al tartufo. Lievemente frizzate e giustamente tannico si è completamente integrato con succulenta e modesta untuosità dei due piatti sino ad una fragranza finale su note vegetali.


Tanto per non farci mancare niente .......


E' chiaro che i piatti erano di livello superiore rispetto al vino che però , come descritto, si è comportato benissimo in un contesto piacevolissimo di informale degustazione.







19 Settembre 2025, "Sagra della Cotoletta Mirabellese", in Mirabello (FE), con la famiglia allargata.

lunedì 24 agosto 2026

Vino (483) : "FLAVIO" RISERVA 2016 ROTARI

Azienda: NOSIO SPA - Mezzocorona (TN)
Sboccatura: 2025
Uvaggio: Chardonnay
Gradazione alcolica: 12,00 % Vol.
Denominazione: Trento DOC


Il Trento Riserva Brut Metodo Classico Rotari Flavio di Rotari proviene dai vigneti di proprietà, situati nelle zone collinari più vocate della Valle dell'Adige, in Trentino.





È prodotto con uve Chardonnay in purezza, raccolte e selezionate rigorosamente a mano. La prima fermentazione avviene in parte in acciaio e in parte in barrique, affinamento di 5 mesi nei medesimi recipienti , per poi rifermentare in bottiglia, con affinamento di ben 5 anni sui propri lieviti. 




Spettacolare in bocca ma, andiamo con ordine, parlando di un naso intenso e di rara eleganza tessuta sulle note di nocciola, confermate in chiusura da sentori di brioche e crema pasticciera. Alla vista è caratterizzato da un colore giallo paglierino tendente al dorato, e da un perlage molto fine e persistente. Al palato risulta pieno, ampio ed elegante, con la decisa sensazione di crema pasticcera, cioccolato bianco e frutta matura.





Che dire quindi, cercando e non accontentandosi della solita "bollicina" prima di cena, si può trovare nei "Bar Giusto" qualche bottiglia di deciso livello, come questo Flavio Riserva 2016, e che di fatto .......... ci meritiamo !!







11 Settembre 2025, da "Antico Coghetto" in Rovigo, con i SenzaGiacca G.V. ora Madeira Group.

lunedì 6 luglio 2026

Vino (482) : SÒT METODO CLASSICO 2019

Cantina : Cascina Sòt - loc. Bussia San Pietro a Monforte d'Alba
Denominazione : VSQ Metodo Classico Millesimato 
Cépages : Pinot Nero - Chardonnay (% non dichiarate)
Alcol: 12,0 % Vol.
Note: In rete indicato anche vitigno Nebbiolo. Affinamento 36 mesi in bottiglia. 






Si tratta una produzione artigianale di una piccola azienda delle Langhe, più nota per i suoi vini rossi da Nebbiolo che per le bollicine, quindi il Metodo Classico rappresenta, in questa realtà, una produzione piuttosto ricercata e non di larga diffusione. Mi sono trovato a degustare questo vino quasi per caso; un venditore aveva lasciato, per assaggio, una bottiglia nel locale che frequento, e all'ora della aperitivo, con il Titolare l'abbiamo stappata ed assaggiata con una certa curiosità che derivava da non aver mai sentito parlare di questo Metodo Classico. Si è presentato con un giallo paglierino brillante ed una "bella" effervescenza. Un naso, all'inizio un pò chiuso, ci ha poi ripagato con netti fiori bianchi assieme, ma meno marcato, a note di pulita frutta bianca. 




Gusto fresco, con perlage molto fine e persistente, elegante e pulito. Nulla di eccezionale ma un buon prodotto con un discreto finale adatto anche per per cenare in queste notti estive.

Noi ci siamo accontentati di due taralli e anelli di sfoglia, ma credo che del Parmigiano Reggiano, non troppo stagionato, od un risottino con lo stesso avrebbe ben dato indicazioni nettamente migliori su questo "Piemontese" sui generis !! 






24 Giugno 2026, da "Antico Coghetto" in Rovigo, con Maurizio M.

giovedì 2 luglio 2026

Vino (481) : GAJA & REY CHARDONNAY 1999

Domaine : Gaja Distribuzione - Barbaresco - CN
Denominazione: Langhe Chardonnay Doc
Uvaggio: Chardonnay 100% 
Titolo Alcolometrico: 13,5 % vol.




Questo "Gaja & Rey Chardonnay del 1999" è stato conservato perfettamente (temperatura stabile, bottiglia coricata, nessuna ossidazione anomala). Beata la mia frigo-cantina che lo ha conservato per anni a 14° di temperatura ed al 40% di umidità: uno spettacolo aprirlo !! Di primo acchito mi sembrava di essere ritornato a Madeira dove, tra le altre cose, avevo bevuto un Madeira Bual del 1922 che devo dire il naso, il colore e la consistenza questo Chardonnay Piemontese mi ricordava (attenti parlo di questo vino, che ha oltre di 26 anni !!). 



Devo però dire che i paragoni dopo tutti questi anni mi sembrano anche fuori luogo non essendo di fatto discendenti da Pico della Mirandola. Insomma aperta questa bottiglia capiamo subito che il vino si è conservato benissimo: al naso, nocciola e mandorla, burro fuso e pietra focaia, con una nota "minerale dolce" che ci ha sorpreso. Il colore decisamente ambrato, quasi topazio ci ha fatto ricordare l'età del vino ma non ci ha sconvolto. In bocca più complesso che ossidato, con una nocciola ben presente che non escludeva la freschezza e la mineralità. 





Non so se i grandi Montrachet maturi, maturi hanno caratteristiche simili, ma pensare ad uno Chardonnay italiano tenti di ripercorre quelle strade "mi rende orgoglioso" anche se il nostro, forse, si è evoluto un pò anche in senso ossidativo. Devo ammetterlo quindi che quest'ultima sensazione è alla fine uscita fuori, ma poco poco, tanto che non ha "rovinato nulla" del piacere che ci ha fornito questa rara degustazione.









23 Maggio 2026, "Antico Coghetto" in Rovigo, con Lore Bar e Maurizio M.