domenica 10 gennaio 2016

Vino (135) : Chateau Hermitage Mazeyres 2011

Domaine : Château Mazeyres Bordeaux - Rive Droite
Appellation : AOC Pomerol
Cépages : Merlot 80% - Cabernet franc 20%
Alcol: 13,0 % Vol. 


Pomerol è un distretto vinicolo del Bordolese posto sulla riva destra della Dordogna: è un distretto di soli vini rossi. Il vitigno base è il Merlot ma in questo Chateau Hermitage Mazeyres  viene impiegato anche il Cabernet Franc in significativa percentuale.


Il vino si presenta scuro, profondo di colore, dove il rubino è associato a decise tonalità violacee segno di gioventù, anche se la vendemmia è il 2011.
L’analisi olfattiva porta immediatamente a riconoscere note legnose, vanigliate, che trovano motivazione nell’affinamento per 15 mesi in barrique (forse troppo!); l’ulteriore sviluppo olfattivo conduce ad una dimensione di frutta, scura, dove l’amarena e la prugna la fanno da padrone: finale con lievi note speziate. 


In bocca vinoso, per certi versi giovane, con attacco tannico sensibile per la presenza di tannini, seppur fini, ma chiaramente percettibili.
Una discreta acidità ne segnala ancora la “gioventù” con chiusura comunque liscia, morbida, dove appunto il Merlot e le argille (meno nobili) del Pomerol si fanno sentire  con un lungo finale fruttato e poco sapido. 
Un vino che troverà il suo massimo diciamo fra 2 o 3 anni. Nel frattempo visto il basso costo (in relazione alla qualità) ne ho fatto una discreta scorta.


Ed appunto di poca sapidità avevo bisogno per abbinare questa “bondola de codega casalina”, grande regalo di Natale; abbinamento armonico con i tannini fini in contrapposizione con la non eccessiva untuosità del salume e la struttura gusto-olfattiva del vino in armonia con la classica aromaticità del cotechino. 

    


La Befana 2016, Rovigo, via X luglio, con la famiglia.

lunedì 4 gennaio 2016

Vino (134) : RESERVE VIDAL 2003 ICEWINE

Pillitteri Estates Winery -  Niagara-on-the-Lake, Ontario, Canada
Denominazione: VQA Icewine
Uvaggio: Vidal 100% 
Titolo Alcolometrico: 9,50 % vol.


Il Vidal è un vitigno ibrido, incrocio di Trebbiano e Rayon d'Or (uva ibrida “americana”) che presenta una buccia molto spessa che la rende resistente al freddo, qualità essenziale per la produzione degli Icewine.
Questi sono dei vini particolari ottenuti partendo da uve ghiacciate raccolte a Dicembre inoltrato che producono un succo concentrato di zuccheri ed acidi una volta eliminato il ghiaccio con una appropriata tecnica produttiva. 
Le zone di produzione principali in Europa sono la Germania e l’Austria ma da tempo un importante riferimento mondiale per questi vini è il Canada nella zona dei Grandi Laghi.


Pillitteri Estates Winery (manco a dirlo cognome siciliano) produce questo straordinario vino in bottiglie da 200 cc, tanto per fare intendere sulla qualità del prodotto, che si presenta alla vista di color mogano simile ai grandi TBA austro-tedeschi, consistenza sciropposa con infiniti archetti che scendono con una lentezza sconvolgente.


Un naso appunto infinito di pera matura, quasi cotta, litchi che porta verso un Gewürztraminer‎ maturo; fiori d’arancio e agrumi canditi completano un ventaglio odoroso che difficilmente potrà essere scordato (… e paragonato).
In bocca completa “baruffa” fra una dolcezza ed acidità che si attraggono “sinfonicamente” a vicenda, in un insieme completamente equilibrato ed armonico, dove note di albicocca, burro, zucchero caramellato, si fondono in un finale stratificato che chiude con note di papaya e mango.
Un grande vino, una grande esperienza. Nessun abbinamento!! 

Icewine Vidal 2003 Pillitteri: un'opera d'arte

03 gennaio 2016, Rovigo, via X luglio, in famiglia.

domenica 3 gennaio 2016

RU04 : NICARAGUA RUM 1999 SELEZIONE SAMAROLI

Rum maturato in Scozia, abbiamo degustato la bott. n° 373 di 744.
Rum di stile classico (non agricolo) imbottigliato nell’Aprile 2014 ha passato una quindicina d’anni in legni evoluti già a contatto con Sherry o Porto. 
Alcohol by volume: 45% .

Di un brillante Giallo paglierino si presenta associato ad una grande trasparenza e con una notevole consistenza. 

Alla prima rapida olfazione nasale (senza agitarlo) l'alcol, non eccitato, permetteva di intuire importanti note legnose dolci che esplicitavano in pieno la lungo affinamento in un luogo ideale, la Scozia, ed il contatto con “legni nobili e nobilitati dal contenuto precedente”.


La seconda olfazione, avvicinando il naso in mondo più deciso al bicchiere, portava a delicate sensazioni floreali di fiori gialli forse il ranuncolo o il dente di leone, tipologia “acacia” tanto per intenderci. 

La terza olfazione, introducendo in naso nel bicchiere, incrementava decisamente le precedenti note floreali, sino ad individuare una frutta decisamente esotica come ad esempio il platano sfociando verso un agrumato acerbo direi kumquat.

Infine roteando il bicchiere si poteva gioire di un complesso aromatico importante ed appagante, tessuto su note di frutta secca e noce di cocco.


In bocca la sua azione iniziale "bruciante" ha lasciato presto il posto a note più vellutate con spezie dolci a farla da padrone e note finali persistenti, lievemente ossidate. 
“Mama che bon”, non aveva bisogno di nessun accompagnamento, ma alla fine abbiamo ceduto ad una serie di praline ripiene… non siamo fatti di ferro!
Il solito grande Rum di Silvano Samaroli, un mito bisogna pur dirlo!!




13 novembre 2015, Trattoria "al Ponte" di Lusia (RO) con Luciano R.


giovedì 31 dicembre 2015

Altro (14) - IL “CAVIARO” COTTO FERRARESE

Non potevo certo mancare alla degustazione dell’introvabile “caviaro cotto ferrarese” che i colleghi sommelier di Ferrara hanno organizzato il 3 dicembre 2015 presso la sede AIS Emilia di Ferrara, zona Foro Boario.

Ho conosciuto nell’occasione l’unica cuoca che porta avanti la preziosa tradizione di questo caviale unico, inimitabile, la Chef Cristina Maresi.


Questa preparazione nasce dalla celeberrima ricetta di Cristoforo di Messisbugo del 1549 riportata nel trattato rinascimentale di cucina “BANCHETTI COMPOSIZIONI DI VIVANDE E APPARECCHIO GENERALE”, un vero capolavoro, a cui qualche volta mi sono ispirato per le mie ricette specialmente con le preparazioni che prevedono l’impiego di pesci d’acqua dolce.
Durante la serata parlando a lungo con la Chef, credo di essere stato l’unico che conosceva la ricetta (il mio destino!), avevamo concordato che il Giulio Ferrari 2002 (sboccatura 2015), peraltro meraviglioso metodo classico, servito per l’occasione, non fosse completamente adatto all’abbinamento con il “caviaro” in quanto troppo aggressivo per un cibo morbido e tutto sommato tessuto su note delicate.


Si diceva, tessuto su note delicate, in quanto si tratta di un vero e proprio Malossol (dal russo “poco sale”), grasso per la conservazione sottolio, non eccessivamente succulente (la breve cottura limita in tal senso), e quindi con spiccata tendenza dolce che la somma fra freschezza e bollicine, data dallo spumante, tende ad appiattire e rendere il tutto disarmonico.


Visto che fin che è possibile tendiamo verso l’armonia, verso il piacere edonistico dell’abbinamento cibo-vino, per il piccolo vasetto da 30 gr, che mi sono potuto permettere di acquistare alla fine della serata ferrarese, ho pensato ad un abbinamento di sicura armonia: sempre un metodo classico ma di straordinaria morbidezza, il Dosaggio Zero di Ricci Curbastro del 2007: il famoso Gualberto.


Pinot Nero 70% e Chardonnay 30% portano un Franciacorta di eccezionale morbidezza nonostante il dosaggio senza zuccheri, anche merito di una lunga permanenza in bottiglia, almeno 60 mesi.
Nullapiù di un cucchiamo di caviale su un crostino neutro ed un sorso di Gualberto: pur riconoscendo che ci sono anche altri modi per divertirsi, devo dire che ci siamo divertiti parecchio, anche stupiti da una rara efficacia dell’abbinamento.


La degustazione del vino troverà posto nella sezione apposita del mio blog, concludo riassumendo la mia analisi organolettica sul “caviaro cotto ferrarese” di Cristina Maresi.
Un bellissimo colore grigio scuro, brillante, caratterizza un grana grossa di circa 2 mm di diametro, cremoso all’inverosimile, aromatico quanto basta lascia in bocca un deciso retrogusto di nocciola appena tostata. La cottura e la conservazione sottolio lo rende un prodotto completamente diverso dal classico caviale, più succulente ed di aromaticità per così dire più selvaggia, rispetto al nostro che trova nelle sensazioni di equilibrio e morbidezza la sua nota gustativa caratteristica.  


03 dicembre 2015, Ferrara foro Boario, con Pietro C.
20 dicembre 2015, Rovigo via X Luglio, in famiglia.

mercoledì 30 dicembre 2015

Ingegneria 17 : ADRIA (RO) - PASSERELLA CICLOPEDONALE SUL CANAL BIANCO L=36,50 m






DI QUESTA PASSERELLA CICLOPEDONALE HO ESEGUITO IL PROGETTO ESECUTIVO FINALE OCCUPANDOMI SIA DELLA PARTE DELLE FONDAZIONI CHE DELLA PARTE RELATIVA ALLA STRUTTURA IN ACCIAIO. IL MANUFATTO POSTO IN OPERA CAVALLO DEL CAPODANNO 2011, PRESENTA UNA LUCE NETTA DI 36,56 m ED UN IMPALCATO DI LARGHEZZA COMPLESSIVA DI 4,30 m.

La passerella ciclopedonale


Lo stesso impalcato è costituito da profili trasversali realizzati con l’impiego di profili Ipe 120 alternati a profili HEB 160. I profili sono irrigiditi nel piano trasversale da due profili Ipe 160 che corrono lungo tutto l’impalcato del ponte. Tutta la struttura è sostenuto da due profili circolari cavi di diametro 273,0 x 8 mm curvati seguendo un arco di circonferenza di raggio 253,61 m 

Estratto dei disegni esecutivi
Il piano calpestabile, sopra descritto, e sorretto da due archi, realizzati anche in questo caso con l’impiego di un profilo circolare cavo di diametro 405,3 x 8 mm e sagomati su un arco di circonferenza di raggio 48,897 m e sono inclinati di circa 12° rispetto la verticale. Tale angolazione fa si che in corrispondenza degli appoggi i due profili abbiamo un interasse di 4,35 m e in mezzeria arrivino ad appoggiarsi tra di loro. Tale convergenza associata ai controventi orizzontali garantisce una notevole rigidezza della struttura portante.


Lavorazioni in officina


I perni

Le cerniere

In mezzeria l’estradosso degli archi inferiori e l’intradosso di superiori che delimitano l’impalcato sono alla stessa quota.
Le due strutture sono tra loro collegate da tubolari cavi di diametro 219,0 x 8 mm, lo stesso profilo è stato previsto anche per i unire i due archi inferiori.
Le spalle sono realizzate da un monolite in calcestruzzo armato opportunamente sagomato per ospitare le estremità del ponte.


La carpenteria delle spalle
Le fondazioni sono di tipo profondo, scelta usuale per strutture di questo tipo. Si è scelto di integrare le fondazioni previste nel Progetto (n. 17 micropali Ø 200 mm circa con As = 88,9 x 6,3 mm) con palancole tipo PU 12 di fatto presenti per il sostegno del terrapieno a tergo della spalla e con palancole tipo Larsen 604 di nuova infissione.
Per l’analisi delle sollecitazioni che le varie tipologie di carico generano nella struttura e sulle fondazioni si è utilizzata un’analisi agli elementi finiti tramite il software NOLIAN di Softing Srl (Roma) che ha dimostrato un’ottimo comportamento alle sollecitazioni sismiche sia orizzontali che verticali .


Il modello F.E.M. di calcolo



Il modello F.E.M. di calcolo (parziale)

"una" deformata sismica
I tubolari inferiori sono vincolati alle spalle da ponte mediante cerniere fisse libere di ruotare attorno all’asse y. Nelle altre direzioni sono stati utilizzati degli incastri come vincoli. Per quanto riguarda l’impalcato è stato collegato alla spalla mediante carrelli scorrevoli sul piano orizzontale.


Il trasporto dell'intero impalcato

La struttura è stata trasportata completamente assemblata e varata con l’impiego di due gru in simultanea, tale operazione si è svolta nell’arco di una mattinata il 20 dicembre 2011. 

Il varo 20 dicembre 2011


Operazioni di varo - collegamento in opera dei vincoli

sabato 26 dicembre 2015

F(04) : DEGUSTAZIONE FORMAGGI 25.12.2015

Formaggi in ordine di degustazione:

Rovethym de Provence 
Latte crudo di capra, crosta fiorita, aromatizzato al Timo; deve il suo nome a Rove la razza di capre con il cui latte è prodotto.
Quello degustato era affinato tre settimane, di media intensità ma con grande persistenza finale dove il sentore “caprino” risultava ben integrato con la nota vegetale data dal timo. 

Chabichou du Poitou
E’ un formaggio a latte di capra con crosta naturale che ha ottenuto la AOP nel 1990. Ha la caratteristica forma tronconica, quello degustato aveva un affinamento di sei settimane mantenendo una consistenza cremosa, sapore lievemente acidulo ma ben equilibrato delle note grasse non invasive.
Importante persistenza gusto olfattiva con note finali, sapide ed aromatiche, che ricordavano le noci e la crema pasticciera.

Strachitunt Val Taleggio
Letteralmente “Stracchino tondo” in bergamasco, è un formaggio a latte vaccino e pasta crudi di consolidata tradizione casearia della Val Taleggio, ed è considerato l’anello di congiunzione fra Taleggio e Gorgonzola.
Prodotto con la tecnica delle due cagliate, secondo i casi riavvicina più al Taleggio od al Gorgonzola a seconda dello sviluppo delle muffe di interfaccia, rimane comunque della famiglia degli stracchini.
Dal punto di vista organolettico quello degustato, oltre ad una pasta morbida e suadente presentava note fondenti nel sottocrosta (muffe naturali), aromi strutturati con note erbacee e leggera piccantezza stemperata da sensazioni di dolcezza indiretta; il miglior formaggio degustato. 



Gregoriano di Scanno (AQ) 
Celeberrimo, e per certi versi unico, pecorino è prodotto con il latte delle pecore della valle Scannese da quello straordinario casaro oramai notissimo: Gregorio.
E’ un pecorino che deve la sua fama alla morbidezza unica ed al fatto che è realizzato “senza caglio” con una tecnica nota come “coagulazione lattica”.
Ma focalizziamoci sulle sue caratteristiche dove la crosta, bianca, morbida, verdastra preserva una pasta di sapore delicato ma preciso, e dove il latte di base trova una perfetta armonia con il sentore delle erbe dei pascoli di competenza.
Finale lunghissimo lievemente acidulo, ma non invasivo, con piccantezza contenuta e che vira verso ricordi di pomodoro e cetriolo dolce.  

Comté stagionato, Massif du Jura, France
Formaggio di latte crudo di vacca a pasta pressata e cotta, presenta, a questo livello di stagionatura (3 anni), splendide note di nocciola e torrefazione.
La pasta assolutamente fondente trasmette una stratificazione di sapori sorprendente che parte da sensazioni lievemente piccanti che man mano lasciano il posto alla classica dolcezza prima della frutta gialla e poi, appunto, alla frutta secca.
Finale incredibilmente lungo dove si ritrovano anche sensazioni lattiche, assopite alla prima degustazione. 

Piacentinu ennese
Formaggio siciliano prodotto con latte intero di pecora con aggiunta di zafferano (locale) e pepe nero in grani.
La pasta presenta una caratteristica colorazione gialla, tendente all’arancione, fondente quello degustato, con un caratteristico sapore di “latte allo zafferano”, non aggressivo ma di grande personalità, con una buona piccantezza che mi ha consigliato di porlo alla fine della degustazione.
Incredibile finale teso su note gradevolmente amare dello zafferano, giustamente speziate ma che presentano anche dolcezza e note di caffè. 

Il vino: Il Colmello Rosso 2000 (edizione speciale) del mio amico Giovanni Stival è un uvaggio fra Merlot e Franconia che può solamente definirsi come un fuoriclasse. Sette anni in piccoli carati lo hanno reso austero, vigoroso ma estremamente elegante, presentandosi con una veste morbida, vellutata, che ha equilibrato le varie durezze iniziali dei formaggi, ed accompagnato con incredibile assonanza le più morbide sensazioni finali. 


Non è questa la sede per la scheda di degustazione specifica del vino che comunque presenterò a breve sul BLOG.  


COME E' NOTO I MIEI ABBINAMENTI SI BASANO SUI FORMAGGI SELEZIONATI DA LUCA FAGGIONI, CEREA (VR).

Natale 2015, via Imperiale 44, Ferrara con le famiglie.

venerdì 18 dicembre 2015

Vino (133) : Trandafirul Moldovei 1986

Cantina : Milestii Mici - Ialoveni, Republica Moldova 
Denominazione: “Vin de Colectie” vino da collezione
Uvaggio: Traminer 100%  
Titolo Alcolometrico: 16,0 % vol.

La località di Milestii Mici è stata recentemente iscritta nel Guinness dei Primati per avere le più lunghe gallerie per la conservazione di vini! Degli originali 250 chilometri sotterranei totali (ex cave di pietra), adattati a questo scopo, circa 120 di essi sono attualmente in esercizio e direi che non sono pochi, peraltro il numero dello bottiglia attorno a 2.000.000 non lascia spazio a dubbi sulla importanza della cantina.


Mi sembra che addirittura si possa percorrerli anche in auto, ma “camminar le gallerie” come direbbe Veronelli, perdersi in questo labirinto (magari in giusta compagnia), penso sia impagabile!! 


Tornando con i piedi per terra come facciamo a non rimanere stupiti da un Traminer di 29 anni, seppur a 16,0°, che immagino potrebbe “rimaner li” ancora per un tempo indefinibile per noi comuni mortali.


Naso incredibile dove il nome Trandafirul Moldovei (La rosa della Moldavia) ne esce rafforzato in quanto la rosa di partenza si è resa più complessa …. marmellata di rosa, perche no!
Il floreale dunque complesso, non da meno il fruttato che vira decisamente verso la mela cotogna o forse, addirittura la cotognata, di infantile memoria. 


Stupefacente è il fatto che 13 anni in legno (imbottigliato nel 1999) non abbiano segnato significativamente l’analisi olfattiva; è vero una complessità terziaria è accennata ma i primari, pur evoluti, la fanno da padrone.
In bocca ho percepito il dolce dello zucchero di canna, quello che esce dalle degustazione dei Rum Agricoli, appunto percepito in quanto la bocca rimane molto più evoluta di quando può dare la sola dolcezza, intensa ma “debole” sensazione per definire quello che cerchiamo (non solo nel vino): la complessità.


Quest’ultima si stratifica variando le sensazioni con il trascorrere del tempo (non abbiniamolo mai!), come in un giro di giostra con i cavalli a dondolo, ci culla in lento ricorrersi fra cime e valli sino ad un finale appena appena sapido ma piacevolissimo.

Caravita con lo "scettro" - Fenzi sulla difensiva! 

Serata memorabile con i “remigini” del primo corso del secondo semestre 2015 (ovviamente AIS), all’antico Canevone di Rovigo dal mitico Joe.
Questo notturno 15 dicembre 2015 credo non resterà scolpito solo nella mia memoria…..