martedì 29 aprile 2014

Vino (87) : FEDERICO II (Rex Sicilie) Brut - Millesimo 2003 


Azienda Agricola Milazzo - Campobello di Licata (AG)
Sboccatura anno 2010 - Bottiglia 3.702/12.853
Gradazione alcolica: 12,5% vol

Grande metodo classico sicilano ottenuto da una Cuvée di uve Chardonnay e Pinot Bianco con un 30% di vino passato in barrique.


Si presenta alla vista con un bel colore paglierino con riflessi verdolini, decisamente brillante.
Al naso sprigiona con evidenza note agrumate di cedro e limone, seguite da altra frutta tra cui è possibile riconoscere la pera; profumi floreali di acacia accompagnano note fragranti di lievito e crosta di pane.
In bocca è ricco, con bollicine fitte, non aggressive, in un'insieme di grande morbidezza; minerale e con bilanciata freschezza, ritornano al palato le note agrumate, evolute, ed un lungo finale nel quale si riconosce anche la frutta esotica e la vaniglia.


Un prodotto che merita in toto il prezzo non banale, e che permette un'approccio sicuro ai metodi classici del sud fra i quali si pone su un gradino di sicura eccellenza. 
Ho bevuto questo vino in uno dei miei posti preferiti, la Giara ad Altedo, tra Ferrara e Bologna dove si gustano fra l'altro (pane e pasta sono fatte in casa) specialità siciliane di carne e di pesce; ed appunto in questa occasione ho abbinato il FEDERICO II con un antipasto di pesce e dei meravigliosi calamari ripieni, entrambi  in rigoroso stile siciliano, trasformando una tranquilla serata infrasettimanale in un piccolo evento da ricordare.  

Antipasto di pesce alla Siciliana


Calamari ripieni alla Siciliana

22 aprile 2014, Ristorante "La Giara" - Altedo (BO), con la famiglia.


giovedì 24 aprile 2014

Ingegneria 14 : COMPLESSO RESIDENZIALE CON DOPPIO PIANO INTERRATO IN VIGNOLA (MO)

La mia attività geotecnica-strutturale è certamente stata maggiormente incentrata su opere infrastrutturali, stradali, ferroviarie, idrauliche; comunque anche in campo residenziale ed ospedaliero ho avuto occasione di occuparmi di grossi interventi costruttivi come, per i primi, questo complesso in Comune di Vignola (MO).

Il complesso residenziale in costruzione

I fabbricati complessivamente sviluppano un volume di circa 45'000 mc di cui 16'000 mc interrati in due piani e i rimanenti 29'000 mc suddivisi in 4 palazzine di diverse altezze; i lavori sono iniziati nel 2006 e collaudati verso la fine dell’anno 2008.

Vista sul lato Est
Vista sul lato Sud

L'elemento unitario del complesso è proprio costituito dal sistema dei piani interrati destinati a soddisfare la domanda di autorimesse e servizi. Questi si sviluppano per l'intera area interessata al progetto, su due livelli, con accessibilità differenziata, dalla Via Tavoni a quota del livello inferiore, e dalla Via Portello da cui, attraverso la rampa, si accede pure ai livelli interrati. Il progetto, nell'organizzare gli spazi ed i volumi, ha tenuto conto della salvaguardia delle alberature di pregio, articolando le volumetrie ed organizzando le architetture perché queste presenze siano valorizzate e fruite.


La paratia in micropali di sostegno per lo scavo
I piani interrati sono stati realizzati secondo il sistema costruttivo TOP-DOWN. Dopo la costruzione della palificata perimetrale, con disposizione dei micropali a quinconce, si è provveduto allo scavo di sbancamento fino al solaio del primo piano interrato. Giunti alla quota di intradosso del solaio sono stati realizzati dei pali in corrispondenza dei pilastri più esterni della struttura. 

Il sistema costruttivo TOP-DOWN

La quota della platea di fondazione 

Successivamente sono state poste in opera le travi tra i pali e la paratia e gettata la fascia di solaio compresa tra le travi. Il sistema palo-trave ha il la funzione statica di sostegno delle paratie perimetrali, e il getto del solaio contribuisce a stabilizzare la struttura. Dopo la maturazione del getto si è contenuto con lo scavo di sbancamento fino alla quota di estradosso della platea. In seguito al getto della platea i lavori sono ripresi con la realizzazione del telaio portante della struttura.

Armatura e getto di una porzione di platea
Armatura e getto del solaio del piano II°

Il progetto della struttura e la relativa analisi sismica (Ex zona III°)  sono stati eseguiti con l’utilizzo del software Nòlian della Softing srl basato sull’analisi agli elementi finiti; la discretizzazione dei vari elementi della struttura tridimensionale è ottenuta tramite elementi monodimensionali e bidimensionali. 

Il modello di calcolo F.E.M. su Nolian di Softing srl - Roma

Il modello complessivo dei fabbricati , decisamente complesso, è stato agilmente risolto con il potente metodo di fattorizzazione sparse out–of–core che è quello più adatto per problemi di dimensione molto grande, e presenta una straordinaria velocità di convergenza .

Collegamento del solaio del I° interrato studiato com modellazione localizzata


Il modello, nelle zone di accosto con la paratia di micropali, ha permesso di definire le azioni puntuali che sono state poi verificate con sotto modelli localizzati in modo da definire le staffe di collegamento fra i solai di controvento ed i micropali a garanzia completa dell’efficacia dell’azione alla base del top-down.

Visione aerea in costruzione alla quota del tetto


sabato 12 aprile 2014

Vino (86) - Clos de Vougeot Grand cru 2002


Cantina : Domaine Labouré-Roi - Nuits St. Georges - BORGOGNA
Vitigno: 100 % Pinot Nero
Grado alcolico: circa 13,0%

Clos de Vougeot è appunto un gran Grand Cru nel piccolo villaggio di Vougeot;  è il più grande Grand Cru nella Cote de Nuits con i suoi 50 ettari vitati.
Sul blog ho già parlato di un suo fratello, il millesimo 2003 al link:


In millesimo 2002 è invece stato servito durante il primo incontro denominato "DEGUSTAZIONI CON L'INGEGNERE", venerdì 04 aprile 2014 presso l'Osteria ai Trani di Rovigo.

I magnifici sei..... si fa per dire!!

Nella serata, credo armai abbastanza nota stante gli oltre 2300 contatti complessivi che hanno avuto i primi due post, ho servito questo vino con un salame polesano (all'aglio) passato lentamente al forno ed accompagnato con i classici "fasoi in potacin".
La veste è rosso rubino decisamente brillante con i raggi di luce che attraversandolo danno nette tonalità violacee.

Clos de Vougeot Grand cru  2002

Come il fratello minore si è presentato con un naso nervoso e vegetale ma già ammorbidito da aromi più complessi, floreali di viola (netto!!) e fruttati ancora di ribes e mora come i precedenti "Clos" che lo hanno preceduto nella serata. Anche gli aromi terziari si sono fatti sentire con spezie dolci e cioccolato al latte.   
In bocca morbido ed ancora fresco ha pienamente convinto con tannini morbidi e succulenti che hanno virato, decisamente verso la frutta rossa matura, ed ancora persistenza di cioccolato e liquirizia.

Clos de Vougeot v/s Salame e "Fasoi in Potacin"

Cosa dire dell'abbinamento cibo-vino se non per osservare che la particolare cottura del salame lo ha reso morbido e pacioso e quindi già predisposto a rendere questo vino uno tra i suoi  compagni ideali. 

04 aprile 2014, Osteria ai Trani di Rovigo con: 
Giovanni B.
Alessandro B.
Sebastiano C.
Michele G.
Carlo M. 



mercoledì 9 aprile 2014

Vino (85) - CLOS DE ST DENIS GRAN CRU 2007

Cantina : DOMAINE STEPHANE MAGNIEN - Morey-Saint Denis - BORGOGNA
Vitigno: 100 % Pinot Nero
Grado alcolico: circa 13,0%

Il vino in questione è stato servito durante il primo incontro denominato "DEGUSTAZIONI CON L'INGEGNERE", venerdì 04 aprile 2014 presso l'Osteria ai Trani di Rovigo.
Nell'occasione ho riunito alcuni amici sviluppando con loro una serata con abbinamenti di grandi (ed immensi) gran cru borgognoni assieme ai classici piatti della cucina polesana.


Appunto nella serata "borgogna & polesine" questo vino ha fornito un abbinamento iniziale con una "polesanissima" trippa in umido, classica della cucina dei Trani.

Secondo la tradizione, i monaci dalla Chiesa di Saint Denis de Vergy (da qui il nome) hanno impiantato questo vigneto all'inizio del 13° secolo; come tutti gli altri Grand Crus di Morey e Gevrey, ha un orientamento prevalente verso est su un sottile livello di terreno calcareo marrone appoggiato sulla stratificazione  di roccia giurassica.



Il vino si è presentato di un rosso rubino intenso con note violacee, al naso fresco con note decise di prugna e menta, floreale senza concessioni con riconoscimenti di viola e rosa canina. Il procedere con l'analisi olfattiva ha portato anche uno sviluppo di sentori di frutta rossa fresca quale il cassis e la mora.
In bocca grande armonia tra freschezza e morbidezza, con una superba salivazione ed un retrogusto leggero di liquirizia e cioccolato al latte.


La grande freschezza, quasi “selvatica”, è stata il cavallo di battaglia per il riuscito abbinamento , appunto con la trippa di Livio Conforto, il primo piatto che ci ha introdotto nel mondo dei Clos Borgognoni .

04 aprile 2014, Osteria ai Trani di Rovigo con Giovanni B, Alessandro B, Sebastiano C, Michele G, Carlo M.

sabato 5 aprile 2014

Vino (84) - CLOS DE LA ROCHE GRAN CRU 2006


Cantina : DOMAINE ARMAND ROUSSEAU - GEVREY-CHAMBERTIN - BORGOGNA
Vitigno: 100 % Pinot Nero
Grado alcolico: circa 13, 5° %



Il vino in questione è stato servito durante il primo incontro denominato "DEGUSTAZIONI CON L'INGEGNERE", venerdì 04 aprile 2014 presso l'Osteria ai Trani di Rovigo.
Nell'occasione ho riunito alcuni amici sviluppando con loro una serata con abbinamenti di grandi (ed immensi) gran cru borgognoni assieme ai classici piatti della cucina polesana.
Appunto nella serata "borgogna & polesine" questo vino ha fornito un abbinamento spettacolare con un cotechino servito su un letto di erbe amare tanto da meritare, al di là del valore del vino (peraltro notevole!), di essere il primo descritto nei post che saranno pubblicati quale corollario alla serata.



Il cru prende il nome dal fatto che la particella, in Comune di Morey-Saint-Denis, presenta solo 30 cm di argilla calcarea che coprono la roccia "giurassica" peraltro affiorante in più punti.
Ne segue un vino che scaraffato con largo anticipo si è presentato alla vista con un rosso rubino scuro, di notevole consistenza, quasi vellutata.


Al naso non potevano mancare note animali e di humus, fungo, tartufo nero, anche floreali di geranio, che ben presto però si sono addolcite virando nettamente verso i piccoli frutti rossi maturi e (perché no!) il cassis (ribes nero) che proprio la Borgogna lo vede come principale ingrediente del liquore, Crème de Cassis, con il quale si prepara l'aperitivo nazionale francese: il Kir.
(Per inciso 7 parti di vino bianco ghiacciato ed una parte di Crème de Cassis = Kir; 7 parti di champagne ghiacciato ed una parte di Crème de Cassis = Kir Royal. Così lo preparo io, esistono però anche altri dosaggi dei due ingredienti!).

In bocca potente, ancora fresco, minerale, con grande struttura che lascia un ricordo, forse non lunghissimo, di cioccolato al latte. 
Freschezza e mineralizza' si sono sposate a meraviglia con la grassezza, l'aromaticità e comunque la tendenza dolce (mitigata dalla presenza delle erbe amare) del cotechino, peraltro veramente di qualità, che la cucina "dei Trani" ci ha servito.



L'insieme fra compagnia, grandi vini e piatti abbinati hanno garantito il collante per una serata che difficilmente dimenticheremo ... e comunque ne parleremo ancora.

Immagino che sarebbe stato meglio berlo nel 2020 .... cercheremo di rimediare!

04 aprile 2014, Osteria ai Trani di Rovigo con:
Giovanni B.
Alessandro B.
Sebastiano C.
Michele G.
Carlo M.

domenica 30 marzo 2014

Ingegneria 13 : IMPIANTO DI DEPURAZIONE SASSARI CANIGA

L’impianto di Depurazione di Sassari (2004-2008) è senz'altro l’intervento geotecnico-struttuale maggiore fra quelli riguardanti la depurazione delle acque già trattati nel blog all’indirizzo:


Digestori e Gasometri



Questa progettazione merita senz’altro un post a parte per le dimensioni dell’intervento su un’area maggiore a 25.000 mq e per un costo complessivo dell’ordine dei 18 milioni di euro, di cui almeno il 40% in strutture.

La roccia calcarea e le alluvioni


Mai come in questo caso la mia doppia anima professionale (GEOTECNICA E STRUTTURALE) ha avuto modo di confrontarsi con un problema reso complesso, oltre che dalle dimensioni delle opere, anche dal fatto che molte singole strutture sono state progettate in parte su pali ed in parte con fondazioni dirette su roccia.

Pali + Fondazioni a Platea

La zona infatti presentava una congrua porzione di rocce calcaree affioranti in fregio ad un fondovalle costituito da alluvioni limo-argillose di modeste caratteristiche meccaniche; sedimentatori di oltre 2500 mq e chiariflocculatori con diametro maggiore di 30,00 m, spesso si sono trovati a cavallo delle due zone con notevoli problemi di stabilità.
I pali di fondazione, Ø 500 mm del tipo CFA (Continuous Flight Auger), generalmente della lunghezza di 8,00-9,00 m hanno integrato le fondazioni dirette su roccia, ed in alcuni casi, setti di diaframma realizzati dove l’elica rotante dei pali dava problemi operativi dovuti al terreno, non ancora roccioso, ma sufficiente a fare prevedere deformazioni differenziali in seno ad un singolo manufatto.
Sono quindi stati realizzati dei setti dello spessore di circa 40 cm con l’impiego di uno scavatore fornito di lungo braccio e di una apposita benna per lo scavo.

Veduta Aerea dell' Impianto in costruzione

Le opere civili realizzate sono state dunque:

1] STOCCAGGIO CLORURO FERRICO
Dimensioni planimetriche : 4,90 X 4,90 m
Serbatoio Ø 300 cm ; P = 40.000 kg

2] SEDIMENTATORE PRIMARIO
Vasca in c.a. delle dimensioni planimetriche di circa 38,80 x 63,70 m, con una altezza della parete in c.a. paria 2,90 m ed una altezza dell'acqua di 2,90 m.

3] POST-ISPESSITORE 
Si tratta di  una vasca circolare di Ø int. = 13,20 m con una altezza della parete apri a 4,80 m, parzialmente 
interrata. Lo spessore della platea e delle pareti in elevazione sono apri a 35 cm, la fondazione è del tipo diretto ed il carico idrostatico max. è pari a 4,45 m.

4] PRE-ISPESSITORE 
Si tratta di  una vasca circolare di Ø int. = 15,00 m con una altezza della parete apri a 4,95 m, parzialmente 
interrata. Lo spessore della platea e delle pareti in elevazione sono apri a 30 cm, la fondazione è del tipo 
diretto ed il carico idrostatico max. è pari a 4,45 m.

Ispessitori e Trattamento

5] PLATEA STOCCAGIO REAGENTI
Fondazioni dirette a platea generalizzata a Q. 85,60 m
Murature in c.a. sino a Q. 87,20 m
Dimensioni palnimetriche 5,00 x 9,40 m 
N. 2 serbatoi da 37,5 t/cad.


6] EDIFICIO DIGESTIONE E COGENERAZIONE
Pannelli esterni prefabbricati
Dimensioni Planimetriche : 14,00 x 25,80 m.

7] OPERA DI ARRIVO E GRIGLIATURA
Struttura in opera con platea e pozzetti
Fondazioni su monopalo o setto sino al livello della roccia.
Opera in accosto con la Dissabbiatura e Disoleatura.
Dimensioni Planimetriche : 8,90 x 16,20 m circa.

Spingitubo per il sottovaso ferroviario

8] EDIFICIO SERVIZI
Fondazioni dirette a platea generalizzata a Q. 93,95 m
Murature in c.a. sino a Q. 96,00 m
Elevazione con telaio in c.a. 
N. 2 solai intradosso Q. 97,26 m e Q. 100,50 m.
Dimensioni palnimetriche 11,40 x 16,20 m (fabbricato)


9] BASAMENTO GASOMETRO A PALLA
Si tratta di  un solido parallelepipedo in c.a. ottagonale inscritto in un cerchio di Ø = 15,10 m dello spessore 
di 35 cm.


10] RACCOLTA E RILANCIO FANGHI
Pozzetto tipo A e C fondazioni su n. 4 pali Ø 500 mm.
Pozzetto tipo B fondazioni su n. 4 pali Ø 500 mm.
Dimensioni planimetriche Tipo A/C: 5,10 x 6,35 m
Dimensioni planimetriche Tipo B: 5,10 x 6,35 + 2,80 x 2,60 m


11] EDIFICIO DIGESTIONE E COGENERAZIONE
Struttura in elevazione Prefabbricata
Fondazioni dirette con plinto a bicchiere prefabbricato.
Pannelli esterni prefabbricati
Dimensioni Planimetriche : 8,10 x 26,70 m.

Digestori Anaerobici con fasciatura in FRP

12] EDIFICIO DISIGRATAZIONE FANGHI
Struttura in elevazione Prefabbricata
Fondazioni su monopalo e plinto a bicchiere prefabbricato.
Pannelli esterni prefabbricati
Dimensioni Planimetriche : 12,10 x 17,40 m.


13] EDIFICIO PRODUZIONE OZONO 
Struttura in elevazione Prefabbricata
Fondazioni su monopalo e plinto a bicchiere prefabbricato.
Pannelli esterni prefabbricati


14] POZZETTO RIPARTITORE AI CHIARIFLOCCULATORI 
Si tratta di  una vasca parallelepipeda con un'ingombro planimetrico paria a circa 5,90 x 8,10 m con una 
altezza della parete pari a 4,95 m, e con una altezza max. dell'acqua pari a 6,35 m .   
Lo spessore della platea e delle pareti in elevazione sono apri a 30 cm, la fondazione è del tipo diretto a platea impostata a circa quota -2,75 dal p.c. 

Visione Parziale Impianto

15] MANUFATTO DI FILTRAZIONE
Si tratta di un solido parallelepipedo in c.a. delle dimensioni esterne in asse pari a circa 40,90 x 20,42 x 6,05 m entro il quale trovano alloggio i filtri prefabbricati e le apparecchiature per il processo di filtrazione.


16] POZZETTO SOLLEVAMENTO FOGNATURA INTERNA
Si tratta di  un pozzetto interrato con un'ingombro planimetrico paria a circa 2,50 x 2,50 m con una 
altezza della parete pari a 2,70 m, e con una altezza max. dell'acqua pari a 2,20 m .   
Lo spessore della platea è pari a 30 cm e quello delle pareti in elevazione è di 25 cm, la fondazione è 
del tipo diretto a platea impostata a circa quota -2,50 dal p.c. 


17] CHIARIFLOCCULATORI 
Si tratta di  una vasca circolare di Ø int. = 31,00 m con una altezza della parete apri a 3,90 m .
Lo spessore della platea e delle pareti in elevazione sono apri a 35 cm, la fondazione è del tipo diretto.



Linea di Chiarificazione in costruzione



18] PRE-ISPESSITORI
Si tratta di una vasca circolare di Ø int. = 15,00 m con una altezza della parete pari a 4,95 m, parzialmente interrata. Lo spessore della platea e delle pareti in elevazione sono apri a 30 cm, la fondazione è del tipo diretto ed il carico idrostatico max. è pari a 4,45 m.


19] POST-ISPESSITORI
Si tratta di una vasca circolare di Ø int. = 13,20 m con una altezza della parete apri a 4,80 m, parzialmente interrata. Lo spessore della platea e delle pareti in elevazione sono apri a 30 cm, la fondazione è del tipo diretto ed il carico idrostatico max. è pari a 4,45 m.


20] DIGESTORI ANAEROBICI
Si tratta due vasche circolare di Ø int. = 20,00 m m con una altezza della parete apri a 18,00 m, parzialmente interrate


Impianto in funzione


Da un punto di vista impiantistico, per finire, posso ricordare che il Progetto ha portato ad un impianto avveniristico che serve un bacino di 180 mila abitanti, 100 mila per Sassari (sono cioè esclusi Li Punti, Ottava e altre borgate, che sono serviti da differenti sistemi) e hinterland, lo stesso fornisce 16 milioni di mc di acque depurate all'anno che potrebbero anche essere riutilizzate, ma che per ora sono smaltite in mare senza alcun tipo di inquinamento.








sabato 22 marzo 2014

Vino (83) - CHARDONNAY LIDIA 2001

Cantina : La Spinetta -  Castagnole Lanze  (AT)
Vitigni: Chardonnay (100% )
Grado alcolico:  13,5° %  

Bere un vino bianco italiano di 13 anni e pur sempre un’esperienza perlomeno rara, se poi si aggiunge che il prodotto è straordinario bisogna senz’altro considerarsi fortunati.
La fortuna mi è capitata il 21 marzo 2014 presso la Trattoria “al Ponte” di Lusia (RO), dove l’amico Luciano preso da non so quale impeto enologico, si alza, interrompendo la solita chiacchierata ed esordisce: “beviamo un grande vino bianco!”.


Lo chardonnay Lidia prende il nome dalla mamma dei celebri fratelli Rivetti, che hanno reso la Spinetta una azienda vinicola di primo piano anche nel panorama internazionale del vino; si è presentato subito con una veste dorata, consistente, vellutata.
Il lungo invecchiamento e la successiva maturazione, partito in barrique e finita con la lunga permanenza in bottiglia, lo ha spogliato della solita veste paglierino-verdolina per fargli assumere questa stoffa dorata, accattivante, promettente…
Al naso sentori terziari ma con note di verdura non ancora svanite, vaniglia, legno, un po’ duro all’inizio, si è gradatamente addolcito andando verso profumi speziati, quasi di Green Tea.
In bocca imponente, sapido ma ancora con note di decisa freschezza, sapore tostato e complesso con un lungo finale lievemente aromatico (mi ha ricordato le noccioline salate).


Alle fine si è unito a noi lo chef Enrico, mio compagno di ventura nella, per ora, fortunata serie “Enrico e l’Ingegnere”.
A proposito di Enrico, provate questo vino con il suo “carpaccio” sui generis: cotto lungamente a bassa temperatura assume caratteristiche sia organolettiche che di morbida consistenza uniche, come unico risulterà l’abbinamento con questo straordinario Chardonnay.

Il carpaccio di Enrico, sullo sfondo una buratta di Luca Faggioni (Cerea)

21.03.2014, trattoria “al Ponte” di Lusia (RO), con Enrico e Luciano R.